gente di lago // Se un giorno diventerai famoso come Gigi Riva…

Il pullman dei “tedeschi” di ritorno dall’ eremo di Santa Caterina è lento, innervosito chissà perché lo tallono, a pochi centimetri inalo lo sbuffo di monossido dallo scappamento, una tortura o forse l’ espiazione dovuta a una divinità della lentezza.

Sbando dopo una curva e sulla sinistra intravedo una scalinata di pietra, una specie di ingresso echeggiante e il disegno ruvido di una piccola chiesa con un campanile inondato d’ autunno alle sue spalle.

Parcheggio sottraendomi alla frenesia e cammino nel reticolo di strade, vicoli, cortili improvvisi, fazzoletti di prato verdissimi, geometrie d’ asfalto che portano al nulla e all’ odore di solvente da un’ autorimessa.

Ritorno al piccolo tempio e leggo su un cartello un po’ arrugginito Chiesa dei SS Primo e Feliciano, freno la curiosità che vorrebbe portarmi alla ricerca di Google per saperne di più, sento che qualcosa si romperebbe nel quadro fragile della casualità.

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Ma vengo notato, un ragazzino uscito da una corte mi osserva, gli esprimo lo stupore di non aver mai visto questo luogo così bello di Leggiuno, così semplice e misterioso. Lui sorride, mi dice che suo nonno nel campetto dell’ oratorio dietro alla chiesa giocava a pallone con Gigi Riva, Rombo di Tuono, il calciatore più forte di Leggiuno e della Sardegna, forse del mondo intero e poi si illumina, anch’ io gioco a calcio, però a Cocquio, nei giovanissimi…

Mi sembra giusto dirgli bravo, continua così, e poi forse l’ entusiasmo deborda, se un giorno diventerai famoso come Gigi Riva racconterò di averti conosciuto da piccolo

Chissà come mi è venuta in mente questa cosa, lui fa una smorfia come di incredulità e si avvia verso la piazza del municipio, portando con sé il silenzio e le cose non dette, i colori bellissimi e il pullman teutonico di ritorno dall’ eremo.

Sul campo di Gigi Riva (impossibile e blasfemo non andarlo a visitare, percepirne un pulviscolo mitologico) le linee sbiadite “tirate” alla buona e poi straordinariamente in evidenza, come un richiamo alla severità, come una canzone, i dischetti del calcio di rigore.

3304036755_bef9e58692_b(foto di Piero De Marchis)

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