gente di lago // VINCENZO PRINA… Un atleta di lago alle Olimpiadi di Roma 1960…

Andiamo a trovare e a conoscere Vincenzo Prina, atleta delle olimpiadi di Roma 1960 e finalista (la precisazione è sostanziale) nel canottaggio sullo specchio d’ acqua di Castel Gandolfo.

Vincenzo ci accoglie nella sua casa di Bobbiate, ultimo gradino collinare del comune di Varese verso il lago omonimo e la prima impressione è quella di trovarci di fronte ad uno sportivo.

Non ex sportivo, ma sportivo assoluto, perché la statura, una certa cordialità naturale, una stretta di mano vigorosa specificano un’ attitudine incontaminata.

Quasi con pudore, spalleggiato dalla moglie Anna, compagna di vita ma anche implacabile biografa, Vincenzo inizia a risalire la corrente della memoria e ci sorprende la pacatezza, l’ assoluta mancanza di enfasi nel raccontare una straordinaria storia di sport.

Dopo un breve assaggio di fatica nel ciclismo, a vent’ anni il giovane Prina incontra il canottaggio nella storica sede della Canottieri Varese in località Schiranna (approdo quasi scontato per un varesino di Lissago).

Le prime competizioni da novizio e a seguire (nel 1958) la chiamata al servizio di leva che coinciderà con lo sbocciare definitivo dell’ amore per la disciplina remiera.

Il fuoco della passione sportiva si alimenta con l’ approssimarsi delle Olimpiadi di Roma perché l’ occasione è unica e Vincenzo non vuole lasciarsela scappare: partecipare ad un evento universale a cui ambisce ogni vero sportivo.

Prestando servizio nella Marina Militare entra a far parte del gruppo che a Sabaudia, sul lago Paola, si prepara alle competizioni olimpiche.

È poco più di un primo passo perché soltanto dopo estenuanti selezioni l’ atleta varesino riesce a conquistare un posto nell’ “otto”, la barca più spettacolare, quella della storica regata Oxford contro Cambridge.

L' otto italiano alle Olimpiadi di Roma (V. Prina è il terzo da destra)

L’ otto italiano alle Olimpiadi di Roma (V. Prina è il terzo da destra)

La sua carriera sportiva è all’ apice assoluto: l’ imbarcazione italiana giunge sesta nella finale, vinta per la cronaca dall’ equipaggio tedesco con Canada e Cecoslovacchia ai posti di onore.

Ma se il curriculum da atleta è prestigiosissimo (nel suo palmares anche tre titoli italiani) il percorso da allenatore, dirigente e uomo di sport è altrettanto significativo.

Da tecnico delle nazionali giovanili – grazie alla stima che gli viene riconosciuta dai vertici federali – procura barche adeguate ai suoi ragazzi e organizza una specie di collegio dei canottieri in uno storico albergo di Santa Maria del Monte.

Sulla montagna dei varesini raduna una schiera eterogenea di giovani vogatori provenienti da ogni parte d’ Italia, dal nord Italia al golfo di Napoli.

Da dirigente opera incessantemente per la promozione e l’ innovazione dello sport del remo; fra le sue “creature” più riuscite l’ introduzione in Italia della categoria pesi leggeri e l’ impegno, sul finire degli anni ’60, per avvicinare le donne alla disciplina del canottaggio.

Una passione contagiosa, ancora oggi immutata e proiettata al futuro, rivolta al desiderio di vedere competizioni sempre più importanti sullo specchio d’ acqua varesino.

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Ed ancora si percepisce la forza, la determinazione, l’ attitudine naturale di un atleta capace di conquistare giorno per giorno le piccole olimpiadi della vita.

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