immagini // “Ruglia la Tresa in fondo alle sue gole” di Fabio Pusterla (… sulle tracce di Vittorio Sereni) // da “Argéman”, Marcos y Marcos 2014

 

 

 

 

Ruglia la Tresa in fondo alle sue gole

minime e già bastevoli al disastro: strettoie di roccia

friabile, anfratti,

e poi, proprio in fondo, alta, la chiusa.

C’ è come una ruga nell’ aria,

oggi più avanti il lago sembra mare

irritato, un’ aspra voce d’ aprile

che sgrana vecchie storie, disonori,

ombre di gente in transito, pastrani.

Ci dicono che qui veniva spesso,

appunto qui, sulla diga dei suicidi, a guardare.

Dopo, dentro una foto, lo vediamo stretto al centro

da qualche antico o nuovo comiziante,

quasi nell’ atto di sdraiarsi sul tavolo,

come sempre come sempre fuori posto,

meravigliosamente desolato

testa pesante e mani molto larghe

sguardo alle luci basse di vertigine.

Nato a Mendrisio nel 1957, Fabio Pusterla si laurea a Pavia con Maria Corti. La prima raccolta di poesie, Concessione all’ inverno, esce da Casagrande (Bellinzona). Da allora si succedono, per Marcos y Marcos, Bocksten, Le cose senza storia, Pietra sangue, Folla sommersa, Corpo stellare e Il nervo di Arnold (saggi e narrazione d’ autore). Significativa la sua amicizia con il poeta francese Philippe Jaccottet di cui ha curato la traduzione di varie opere.

Ha ricevuto il Premio Montale (1986), il Premio Schiller (1986, 2000, 2011), il Premio Dessì (2009); i Premi Prezzolini (1994), Lionello Fiumi (2007) e Achille Marazza (2008) per la traduzione letteraria; il Premio Gottfried Keller (2007), il Premio svizzero di letteratura (2013) e il Premio Napoli (2013) per l’ insieme dell’ opera.

(Courtesy Fabio Pusterla).

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