gente di lago // Ivo Tomasi

Conversando con Ivo Tomasi si coglie il disincanto, la naturalezza abbinata al talento, la forza gentile di chi fa coincidere nella vita passione e professione.

La sua arte, la sua manualità, dopo il diploma a Brera e i corsi di specializzazione alla Scala di Milano, lo hanno portato a essere un’ affermato progettista e realizzatore scenografo, pittore, decoratore e scultore in importanti teatri italiani e europei e in contesti legati al mondo della moda e della televisione.

Le sue radici sono lavenesi e sorridendo ricorda come, dopo una breve o più cospicua lontananza, la sua fame di lago predilige le giornate uggiose, le nebbie a velare l’ orizzonte.

A Cerro di Laveno incontriamo alcuni amici e ci informiamo sulle fornaci di Caldé… è proprio vero che butteranno giù tutto …e qualcuno ipotizza la bramosia di un uomo del cemento sulle rovine di una memoria abbandonata, archeologia industriale e molto di più, la cultura e la mitologia del lavoro sulla sponda magra.

Passeggiamo e ci inoltriamo nel giardino quasi segreto di Palazzo Perabò, sede del museo internazionale del design ceramico; Ivo nota una cancellata antica appoggiata ad un muro di edere (lo spunto per un nuovo lavoro ?) e poi le ceramiche esposte nelle sale del museo, fluttuanti attraverso finestre e vetri dalla tessitura incerta.

La sua attenzione è ammirazione per il semplice e prezioso evento naturale, per la casualità di un riflesso fuggevole catturato fra i rametti di un vitigno abbandonato… “ Ivo (…) tende a immettere nelle opere pittoriche i colori e le atmosfere e la magia della natura da cui è fortemente ispirato –spiega Debora Ferrari, critico d’ arte- poi seleziona, sceglie e inserisce particolari simbolici, come fiori e uccelli dalla forte valenza mistica. Le sue sono coreografie nelle scenografie, la pittura danza con la materia (…) 

Aspettando la sera c’è tempo per un ultimo racconto e riemerge l’ umiltà, il disincanto… una signora osservava un mio quadro esposto qui a Cerro, un paesaggio lacustre…sul pannello espositivo, oltre al dipinto, avevo applicato uno specchio a pochi centimetri da terra (Un trabocchetto per l’ anima? Un medium per accedere all’ interno dell’ opera?)… la signora contemplava lo specchio ed io, con discrezione, mi sono avvicinato. Non sentendosi osservata e ascoltata l’ ho sentita commentare con fastidio l’ innaturale gonfiore delle proprie caviglie…

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