libri // “La stazione di Caldè” di Alberto Boldrini

La stazione di Caldè (nonostante il suo binario unico) svela nel calderone delle vicende umane un intrico di destini degno di una piazza ferroviaria ben più strategica.

Istituita negli anni 20 del secolo scorso sulla direttrice Oleggio-Lago Maggiore-Pino fu a quanto pare il risultato tangibile dell’ interessamento del gerarca Ernesto Torrusio, vice podestà di Milano, presidente nel biennio 1928-29 della calcistica Inter e villeggiante abituale nella località sulla sponda magra.

Destino volle che proprio la stazione all’ ombra della rocca fu tra il settembre 1943 e la primavera del 45 un punto strategico di ritrovo per quanti, perseguitati per motivi razziali e politici, si accingevano ad espatriare nella vicina Svizzera.

Si trattò di una pagina della storia locale che accostò molti destini in uno scenario di piccoli e grandi atti eroici e il volume “La Stazione di Caldè” (i fratelli Albertoli e altri eroi) di Alberto Boldrini edito da Marwan porta alla luce con passione questi drammatici eventi.

Il racconto delle pagine descrive il difficile esodo oltre confine, la solidarietà della gente di Castelveccana e dei ferrovieri complici nelle azioni di fuga e l’ ardimento di chi guidò l’ espatrio attraverso i boschi e le vie d’ acqua del Lago Maggiore.

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