luoghi e storie di lago // Agra e la leggenda della “lupera”…

Da una logora guida cartacea scopro l’ esistenza del Santuario dedicato a Maria Nascente (detto della Lupera) nel comune di Agra in Val Dumentina. Mi incuriosisce il nome popolare (per lupera si intende “dei lupi”) e la leggenda legata al nome; giovinette di ritorno da una filanda di Maccagno incontrano un branco di lupi nei pressi del santuario. Nell’ abbaglio di occhi famelici le giovani invocano la Madonna con grida talmente forti e acute da indurre le belve (che forse erano soltanto interessate ad abbeverarsi al torrente) a darsi alla fuga. Il bello stile delle descrizioni e una fotografia dai colori sbiaditi mi convincono a dare credito al manuale turistico e così, affidandomi al mio istinto esplorativo, mi metto in marcia direzione Colmegna per poi affrontare i tornanti verso Agra.IMG_8231

Una certa tendenza alla divagazione, al farsi incastrare dalle sensazioni, mi portano fuori traccia, consapevolmente e senza rimpianti. Giungo in paese e il santuario della leggenda si scosta dai miei pensieri, ribalto spazio e tempo e mi affido a un’ altra guida, autorevole, scorgo un indizio, la foto di una piazza (case vecchissime) e una didascalia…abitava, nella seconda metà dell’ 800, una vecchietta chiamata Losorin perché era piccola e snella, la quale era specialista nell’ accomodare slogature e distorsioni. Anche in caso di ascessi la gente ricorreva a lei con fiducia. Essa si toglieva la fede dal dito, tracciava alcune croci sul malato febbricitante, pronunciava una preghiera invocando alcuni Santi e medicava il male con olio di lino o faceva fare delle polentine di farina di semi di lino e le faceva applicare sull’ ascesso*… Percorro vicoli silenziosi, finalmente senza meta, saluto una ragazza che corre in abbigliamento tecnico e mi accosto al muro di una casa per tentare una fotografia.

pozzo

Sono ammutolito dalle pietre, “una volta quella era la corte degli ebrei” mi dice un signore con una bellissima camicia blu da lavoro e appena dentro il porticato mi indica un vecchio pozzo “famigliare” ora sigillato da alcune tavole di legno…quasi tutte le abitazioni erano provviste di pozzo e coloro che non ne avevano, attingevano amichevolmente l’ acqua dal pozzo del vicino. Tutti questi pozzi fornivano acqua anche nei periodi di prolungata siccità e per circa nove secoli il sottosuolo fornì agli agresi questa grande ricchezza*… Sono incuriosito da un piccolo negozio di alimentari, vi si accede da una breve scalinata in pietra, non resisto dalla voglia di entrare ma ugualmente tentenno guardando attraverso la porta a vetri. Provo a bussare e non percependo nessuna risposta varco con decisione la soglia. Parte uno scampanellio, di quelli d’ avvertimento, sobbalzo e mi guardo intorno. Nel negozio non c’è nessuno. Sugli scaffali, sul bancone e per terra prodotti di ogni genere, di fronte a me lo scomparto dei tabacchi, sulla sinistra le pile e le liquirizie. Stupito dalla mancanza di una qualsiasi presenza umana faccio per uscire e mi trovo di fronte l’ anziano gestore spuntato da chissà dove. Lui non spreca tempo, mi sorride e si mette dietro il bancone chiedendomi cosa desidero. Rifletto un secondo. Potrei comprare qualcosa. Ma poi decido di camuffarmi da turista di passaggio. Senza un briciolo di verità gli chiedo di indicarmi la strada per arrivare al Santuario della Lupera, quello della leggenda delle giovani filande e dell’ agguato dei famelici lupi dove, racconta la mia guida più affidabile… l’ essere umano può ancora trovarsi solo a colloquiare con se stesso*…

* “Agra racconta la sua storia” di Jole Antonini Ballinari. Edizioni Josca Varese, 1982.

 

 

bka

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