luoghi e storie di lago // fiume Tresa: un nervo d’ acqua fra Ponte Tresa e Luino

Vedevo mio zio Ottavio attrezzato e vestito di tutto punto. Gilè multitasche, canna da pesca col “cucchiaino”, stivaloni di gomma e forse nella sacca quel giaccone Belstaff che tanto gli invidiavo e me lo faceva apparire come un tipo “tosto”.

Saliva sulla moto, una Zundapp borbottante, e partiva verso il fiume Tresa. Io quel fiume lì lo conoscevo di vista, lo vedevo da lontano quando percorrevo la provinciale 61 fino a Luino, e pur non sapendolo, a quelle apparizioni d’ acqua mi riempivo (all’ interno dell’ abitacolo della Ford Escort di mio padre) di romanticismo eroico, sbirciando la spuma delle rapide e le chiazze rocciose in mezzo al verde.

Affondavo nel sedile e attendevo la diga di Creva, il momento clou del nervoso taglio geografico, l’ emozione di lasciarsi andare coi pensieri sulla superficie quasi nera del bacino artificiale.

Da Ponte Tresa fino a Germignaga, dove affluisce nel Verbano, il fiume si snoda per circa tredici chilometri. I primi sette delineano il confine fra l’ Italia e la Confederazione, e in epoche lontanissime fra loro quel limite mobile ha rappresentato il lasciapassare naturale per fuggitivi, perseguitati e uomini allo sbando, divenendo, dopo l’ armistizio del 1943, piattaforma di transito verso la Svizzera.

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Dentro quel lembo di terra e di storia la figura di don Piero Folli, parroco di Voldomino, paese disteso sulla collina che sovrasta il Tresa, illuminò l’ universo cattolico nel pieno della tempesta bellica, dando rifugio a centinaia di fuggitivi e contribuendo all’ organizzazione dei gruppi clandestini che coordinavano gli espatri.

Pagò duramente per il suo ardimento, con il carcere e con l’ umiliazione di vessazioni fisiche e psicologiche, ma non si tirò mai indietro e a buon titolo lo si può considerare un eroe civile italiano.

Mi rimetto in cammino. Rivedo la galleria ad angolo dopo Cremenaga, gli argini del fiume si restringono e un corridoio di roccia proietta frecce d’ acqua verso la diga che a distanza di molti anni mi sembra piccolissima. Il silenzio è rotto dal passaggio di automobili in brigata, ai lati della strada plastiche dismesse e sul lato destro del ponte i rottami sospesi della vecchia tranvia. Poi un rosario di rotonde e fabbriche silenziose fino al Lago Maggiore. Una placida Luino serale, così poco misteriosa, mi attende dentro una luce già primaverile.

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