luoghi e storie di lago // MESENZANA… fra il monte della battaglia e il respiro del Lago Maggiore…

Dopo la bellezza del monte San Martino invernale, i boschi quasi semplificati e dormienti, tornare a valle è un esercizio complesso. Un po’ di senso estetico mi fa temere la strada asfaltata, l’incongruenza di aree commerciali come patchwork fino allo snodo di Cuveglio.

Mentre rimugino su paesaggi e umore che vira al brutto trovo l’appiglio giusto per prolungare l’incantesimo.

Dopo l’ennesimo tornante intravedo la torre di Mesenzana e tirando un sospiro di sollievo sterzo verso il parcheggio adiacente alla chiesa parrocchiale.

Incasello l’auto e passo davanti ad una casupola di legno, un presepe forse in fase di dismissione, ancora un po’ di paglia sulle assi del pavimento e il riverbero di sorrisi, pacche sulle spalle e vin brulè.

Ripenso alla leggenda del Conte Fredo che a quanto pare in cima alla torre di Mesenzana si rinchiuse a causa di una feroce delusione d’amore. Lui in battaglia, nel Risiko medioevale di alleanze e golosità feudali, la sua celeste consorte nel castello, prima annoiata poi insidiata dall’infingardo barone Ruggero, avido di ricchezze e potere.

L’epica ricomparsa del nobile guerriero nel borgo di Valtravaglia fa poi lievitare con naturalezza il racconto…

Il barone e la contessa “beccati” nell’atto di suggellare il loro connubio amoroso e l’ira di Fredo si sostanzia con la cacciata dell’adultera, le bastonate al miserabile, la distruzione del castello divenuto simbolo del tradimento, la reclusione volontaria nella torre risparmiata dalla demolizione.

Leggende che si mescolano alla storiografia, colorano i silenzi, i documenti di archivio, e non resta che fermarsi, avvicinarsi alle pietre sovrapposte e lasciar fare ai sensi attivati dalla bellezza.

Non resta che aspettare il momento del ritorno in questo silenzioso angolo di terra fra il monte della battaglia partigiana e il respiro del Lago Maggiore… attendere pazientemente un’intermittenza, una lontana linea di fuoco nel cielo, sostare prima che il grigio vespertino scenda sulle cose e negli sguardi.

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