luoghi e storie di lago // Monvallina… dov’ era la riva…

La foce del fiume mi sembra poco prima del tramonto un palcoscenico, o uno schermo dove la proiezione brancola nel tempo, passato presente e chissà cos’ altro… fra turisti in ciabatte, barche in disarmo e sospiri della storia.

In questo abbraccio d’ acqua, il corso del Monvallina (fiume a pieno titolo perché è la costanza della portata che conta) si distende quieto nel lago volgendo le spalle alle sorgenti di Orino, su nei boschi silenziosi del Parco del Campo dei Fiori… diventa grande il fiume di Monvalle, almeno nella storia popolare, e Riccardo mi racconta dei pescatori, che qui tenevano il porto o meglio il quartier generale e l’ ultimo di loro, Giovanni Brugnacchi, la sua barca mi pare sia quella mi dice incerto il Richi… sotto la tela azzurra, speriamo almeno sia impermeabile

Monvallina navigabile, rampa della costa magra, dal suo alveo i lavoratori pendolari raggiungevano l’ approdo piemontese, per portare a casa il pane faticoso e le parole di Gianni “pesàt” raccolte nel bellissimo libro “Monvalle: una storia antica” di Annalisa Motta e Gianni Pozzi mi sembrano d’ oro, un’ emozione sussurrata… ogni giorno 3-4 barche a remi portavano a Stresa i muratori, perché di lavoro qui ce n’ era poco: da Stresa arrivavano sotto Santa Caterina, poi giravano per attraccare alla foce del fiume, qui a Monvalle. Mi ricordo che alla sera, se si alzava la nebbia, andavano giù al lago le donne con i campanelli, per segnalare ai loro uomini che stavano arrivando, dov’ era la riva

Penso a questa parte di Lago Maggiore con affetto, come si può amare un poeta definito minore o un artigiano che si vergogna se ti azzardi a chiamarlo artista; qualcosa del passato riemerge nei volti, le due signore anziane che mi sbirciano salendo verso Turro, il furgone camper con targa olandese in attesa di entrare nel campeggio, la spiaggia del Gurèe e i salici a bagnomaria testimoni del tempo fra acqua e cielo…

gurèe

Qui dalla riva – mi dice il Riccardo – quando ancora ero un ragazzo, per la Festa di San Nazaro veniva spinta nel lago una flotta di lumini, si perdevano nel buio e io sentivo l’ emozione salire forte.

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