luoghi e storie di lago //… a Porto Valtravaglia… ed è bello ascoltarli per caso (i poeti) !

La tradizione, anche se estinta, come un fiume carsico attraversa i secoli, li innaffia di parole, rituali, modi di dire e di fare.

A Porto Valtravaglia la storia della lavorazione del vetro ha origini (documentali) nella metà del Settecento.

A quanto pare il governo austriaco ne incentivò lo sviluppo, assecondando un’ attitudine favorevole del territorio per quanto riguarda materie prime, combustibili e vie d’ accesso verso Milano e la pianura.

La relazione di Porto con l’ arte vetraria si concluse formalmente sul finire degli anni 50 del secolo scorso, ma come appunto un fiume carsico, la presenza di una corporazione per certi versi misteriosa, di una forza lavoro cosmopolita (giunsero sulle rive del Verbano in particolar modo tecnici boemi e franco-belgi) irrorò di un velo emozionale i vicoli, le pietre dei muri altissimi, lasciò nell’aria una sostanza indefinita ancora oggi percepibile nelle discussioni da bar, negli sguardi e nella scaltrezza dei pescatori schierati sul lungolago.

Filone aureo questo pulviscolo inestinguibile a cui attingono poeti diplomati e improvvisati… ed è bello ascoltarli per caso, nell’ultima nebulosa dell’aperitivo invernale, quando le ombre scendono rapide e già svolazzano silenziosi i pipistrelli.

In lombardo, soprattutto sul lago Maggiore, “mezaràt” significa mezzo-topo, quindi il paese dei mezaràt sarebbe il paese dei pipistrelli, mentre a Milano si dice “rata-vula”, ovvero il topo che vola. Ad ogni modo è un termine che si riferisce alla gente di Porto Valtravaglia che lavorava sopratutto di notte, perché erano soffiatori di vetro, pescatori e contrabbandieri. Insomma, Porto Valtravaglia è un paese in cui i bar e le osterie non chiudevano mai, non avevano neanche le porte, non avevano un ingresso principale. Io sono cresciuto lì, in un paese dove c’erano persone che provenivano da tutta Europa, dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, perfino dall’Oriente, ognuno con una tecnica diversa di soffiatura del vetro… (Dario Fo, da un’ intervista di Francesca De Sanctis)

In copertina foto di Roberto Bazzoni.

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