luoghi e storie di lago//Monte Venere: I Ribelli della Montagna

All’ apice del centro storico di Maccagno Inferiore prendo la ripida mulattiera in direzione Monte Venere; controllo la falcata per non andare fuori giri e vedo gli amici Andrea, Emma e Giuliano (presidente dell’ associazione I Ribelli della Montagna) “grimpare” con decisione distanziandomi poco a poco. Saliamo verso il millenario alpeggio portando con noi un decespugliatore e una piccola motosega, necessaria a tagliare i rami pericolanti di un castagno incombente su un casolare.

Quasi in vetta (dopo 15 minuti di cammino) intravediamo attraverso la ramificazione delle fronde il santuario di Santa Maria delle Grazie; l’ animo respira una dimensione di mistero, eredità di un passato di devozione sul confine tra fede e superstizione e il fruscio intorno a noi si dissolve in musica, forse un gospel che racconta di terre coltivate a fatica nel potente silenzio boschivo.

Il piccolo santuario si dice sia stato edificato dove, in epoca lontanissima, sorgeva un tempio dedicato alla dea pagana Venere; di certo è attestata la presenza dell’ edificio sacro a partire dal 1600 e una Madonna affrescata al suo interno attorniata dai santi Aquilino, Antonio, Sebastiano, Vincenzo e Rocco rappresenta il fulcro di un culto popolare ancora non estinto.

Riprendiamo il cammino e dopo poche centinaia di metri si apre davanti a noi il pianoro con i casolari in pietra concessi in usufrutto dal comune di Maccagno ai Ribelli della Montagna; nel primo pomeriggio il sole è una carezza di tepore e sembra quasi voler sostenere e abbracciare i ragazzi del Progetto Monte Venere, impegnati da qualche anno a far rinascere l’ antico insediamento nel segno dell’ ecosostenibilità, della cultura ambientalista e dei principi “…di una decrescita economica felice, graduale, programmata e non traumatica…”.monteven

Serena, residente a Monte Venere insieme a Emanuele, ci offre una tisana calda di forno solare, un mix di erbe raccolte nei paraggi adatta a rilassare e distendere la conversazione e ci svela una splendida marmellata di castagne, il pane dei poveri in versione spalmabile e difficilmente replicabile; restiamo in comitiva qualche ora, godendoci la bella giornata e le cose semplici di un’ esistenza rispettosa, ricca di valori e determinazione.

Cerco di capire, di entrare in un’ idea che mi appare inafferrabile, come la Fede o la Verità, e mi rimbalzano in testa le parole di Eugenio Montale, estrapolate dal loro contesto originario…

solo quest’ iride posso/ lasciarti a testimonianza/ d’ una fede che fu combattuta/ d’ una speranza che bruciò più lenta/ di un duro ceppo nel focolare/

Torniamo alla macchina, sfiliamo curva dopo curva verso il lago e imbocchiamo la galleria verso Luino…la gente sul lungolago ascolta musica, celebra il rito dell’ aperitivo, ascolta parole di conforto e ride per una battuta o per un imprevisto nel copione della vita.

Avverto un preciso invito alla fratellanza, un messaggio profondo sopra la burrasca e il rumore.

iribellidellamontagna.blogspot.it

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