mostre // alla Sala Esposizioni Panizza di GHIFFA “WARUM DIE ZEIT?” fotografie della Berlino Est di ROBERTO TOJA… inaugurazione SABATO 13 MAGGIO

Sabato 13 maggio alle ore 17.30, alla Sala Esposizioni Panizza in corso Belvedere 114, l’Officina di Incisione e Stampa“ il Brunitoio” inaugura la mostra di Roberto Toja “WARUM DIE ZEIT? – Fotografie della Berlino Est “. A cura di Giulia Grassi. Testo e presentazione di Giulia Grassi.

Sono stato a cercare la mia Berlino” racconta Roberto Toja nel catalogo WARUM DIE ZEIT? che raccoglie immagini scattate nel 2009, vent ‘anni dopo i primi disordini di quell’estate che portò al crollo del noto Antifaschistischer Schutzwall, a vent’anni dalla fine di una città, di una nazione, di un’Europa tagliata in due”.

Una settimana di cammino e poco più di duecento scatti complessivi, sono bastati per elaborare un racconto che è testimonianza di storie, luoghi, esperienze, persone della Berlino Est. Il suo racconto fotografico inizia per suggestione di “immagini” non direttamente vissute, ma riportate, di quell’estate 1989: la porta di Brandeburgo illuminata, il risuonare delle parole cantate dai Pink Floyd nel testo “The Wall”, la visione di capolavori cinematografici come “Il cielo sopra Berlino”(1987) e “Le vite degli altri”(2006). Ma non vi è, nonostante tutto, nella sua fotografia, nessun tentativo di giudizio, di superficiale revival storico o di archeologica presenza di testimonianze materiali sopravvissute.

Alla negatività del Muro che separa, Toja sembra sostituire, simbolicamente, la concreta e reale esistenza di molteplici “muri”, che sono, al contrario, fondamenta di case, di centri culturali, di edifici industriali, di crocevia e scalinate che uniscono i luoghi, piuttosto che dividerli. E questi stessi muri sono raccontati attraverso la quotidianità delle persone che li attraversano, li abitano, li vivono nella loro evoluzione e nel loro tramutarsi.

Siamo abituati ad associare al concetto di tempo l’idea di un divenire, di uno scorrere, di un proseguire. Ed invece egli induce il nostro sguardo ad osservare immagini fisse, immobili, in cui il tempo è dato piuttosto dalle “stratificazioni”e dalle “trasformazioni” urbane e sociali che conservano, inevitabilmente, i segni di un cambiamento cercato e svelato dall’autore. Toja dimostra che per essere fotografo, ancora prima che l’occhio, è necessario il senso della Storia e il suo Tempo, come memoria collettiva del nostro vivere, perché “abbiamo tutti un certo tempo dietro di noi e questo tempo è la nostra storia”.

Al fascino che suscita la fotografia in bianco e nero, Toja unisce un meditato equilibrio tra spazio urbano e presenza umana, in cui credo si possa leggere il significato più profondo e pregnante del tempo che attraversa, inesorabile, le esistenze, quelle stesse che cercano punti di riferimento, non solo nello spazio circostante, ma nello spazio vissuto.

C’è, nella fotografia di Toja, il piacere di un istante rubato quasi per caso, ma che rappresenta, in quel momento, un’immagine fatidica, una traccia inconfondibile di se stesso e della propria natura. Non a caso Pio Tarantini, critico e fotografo contemporaneo, dando ragione alle specificità tecniche della sua fotografia, afferma che egli “realizza un reportage lento, non legato strettamente agli avvenimenti più eclatanti in corso ma che cerca nell’ ordinarietà delle situazioni, inquadrature che vanno a comporre un racconto composito, dove la narrazione si dispiega in fotogrammi panoramici, quasi con reminiscenze filmiche, dove spesso sono presenti persone che occupano o attraversano la scena”.

Alla città, in genere fotografata come luogo dell’affollamento frenetico, si contrappone spesso, nel fotografo verbanese, la visione di una città metafisicamente deserta, luogo della solitudine e del silenzio.

In questo senso sono concorde nell’affermare e nel vedere nella fotografia di Toja un certo sapore espressionista (si pensi alla tela Canale a Berlino di Erich Heckel del 1912), non solo per la particolarità delle angolazioni e dei punti di vista, ma anche, e soprattutto, per la “sprezzatura” esibita nel licenziare alcune opere compiute con pochi elementi, colti magistralmente nell’immediatezza di un attimo non ripetibile e non ritrovabile nel quale Toja si è insediato.

Insediarsi” significa, infatti, ritagliarsi un posto tra la genericità dei luoghi e questo è un gesto di fondazione, è il tentativo di creare una propria cosmografia, una cosmologia, una sorta di iconografia personale della città. (Testo di Giulia Grassi)

1487903_1441619887-kHUB-U10602010187251zd-700x394@LaStampa.itRoberto Toja è nato a Busto Arsizio e vive a Verbania. Appassionato di pittura gaudenziana e fiamminga del ‘500, dopo aver studiato Storia dell’Arte Medievale e Moderna presso l’Università degli Studi di Milano, si dedica alla fotografia intorno alla fine degli anni ’90, prima come assistente presso alcuni studi fotografici tra Verbania e Novara, poi collaborando come free-lance con le Comunità Montane, gli Enti turistici e l’editoria locale. La sua ricerca fotografica è orientata in prevalenza verso soggetti, ambienti o particolari capaci di svolgere racconti per immagini, di carattere in prevalenza intimistico, ’crepuscolare’, secondo un canovaccio legato a una narrazione, ad una storia dell’abbandono, della memoria e della sua perdita, dello scorrere del tempo e delle diverse forme in cui si presenta l’oblio. Svolge le scene all’interno di ambienti degradati, perfette quinte in cui è possibile rintracciare e ricreare certe atmosfere o stati d’animo, giocando con la casualità di oggetti o condizioni trovate, con i diversi casi offerti dalle luci naturali o con il ‘simbolo’ che quel momento, che quell’immagine può racchiudere in sé e per sé. Utilizza prevalentemente immagini in bianco e nero, alternando l’uso di apparecchiature analogiche medio – formato, al digitale.

WARUM DIE ZEIT? – Fotografie della Berlino Est ” dal 13 maggio al 4 giugno 2017.

Orario: da giovedì a domenica 16.00-19.00. Rinfresco inaugurale a cura de L’Osteria del Castello di Verbania.

www.ilbrunitoio.com 

 

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