luoghi e storie di lago // Soldati (Mario) a Cannero…

Uno spiffero di sentimento alimenta i viaggi brevi di Mario Soldati contenuti nella raccolta La Messa dei Villeggianti pubblicata nel 1956; poi, pagina dopo pagina, l’ atmosfera emotiva si apre e accoglie familiarità, condivisione di un destino comune, sguardo bonario e sornione.

In uno dei racconti dell’ antologia lo scrittore piemontese (ma potremmo dire regista, autore televisivo, giornalista…) con un amico al seguito soddisfa un antico desiderio: scovare, in un gioco di contemplazione emotiva e urgenza biografica, il “villino” abitato da Massimo D’ Azeglio (un altro eclettico: pittore, letterato e statista riluttante del Risorgimento) sul litorale di Cannero.

Dopo alcune titubanze e divagazioni i due compagni di viaggio individuano la villa (tra Cassino e Ponto, prima di Résega di Barbé) si fanno aprire dal custode, fiutano le tracce, le memorie dell’ antico proprietario (ecco, in una stanza terrena il suo cavalletto…ecco alle pareti, alcuni suoi quadri) notano nel giardino un busto dell’ Azeglio a cui sono stati recisi (da qualche mascalzone, puntualizza il custode) i grandi mustacchi grigi da generale invalido…

Il perdersi di Mario Soldati, la ricerca disinteressata dell’ altro capo di un filo invisibile, è l’ essenza del viaggio curioso, languido, un fiutare le tracce attirati da un ricordo, da una passione giovanile. Nella raccolta è memorabile un’ altra quieta avventura, una ricognizione dello scrittore a Gattinara, alla ricerca dell’ omonimo e apprezzato vino; e inattesa è la scoperta della bottiglia perfetta in un vecchio bar pasticceria…con vetrine dalle cornici di noce scolpito a grossi rilievi…mandato avanti da una burbera e scarmigliata signora.

Riportato a casa il bottino alcolico non rimane altro che celebrarlo (naturalmente con un’ amico) levando i calici in una serata speciale. E dietro la vetrata…l’ oscurità del cielo e del lago. Ma sembra tutto cielo. E, torno torno, su una sola linea, i lumi di Pallanza di Ghiffa di Maccagno di Luino di Laveno: come se noi, da una vetta eccelsa, li vedessimo sospesi a mezz’ aria, nel cielo buio.

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