luoghi e storie di lago //… Un equipaggio da “formare”…

Il primo maggio 1826 il battello a vapore Verbano inaugurò la tratta Magadino – Sesto Calende andata e ritorno che lambiva per la prima volta le sponde piemontese, lombarda e ticinese del Lago Maggiore.

Fu il tripudio dell’ enfatica cronaca dell’ epoca che mescolò nella sua prosa lo stupore per la prodigiosa macchina nautica capace di “domare l’ acqua e il fuoco”, il cicaleccio mondano sulla presenza a bordo di aristocratici e vip dell’ epoca, l’analisi socioeconomica sui benefici collegati al nuovo sistema di connessione lacustre.

Tutto ciò innaffiato dalla prodigiosa fiducia nel progresso fino a quando, sulla scrivania del sindaco di Intra, non pervenne un dispaccio stizzito dell’ agente della società di navigazione del Lago Maggiore, tale Ernesto Redaelli; la missiva conteneva una fiera reprimenda sulla professionalità dei barcaioli addetti al trasbordo dei passeggeri dal porticciolo al piroscafo Verbano.

La condotta dei barcaioli (…) destinati al trasporto dei passeggeri dalla spiaggia a bordo del battello a vapore e viceversa è insoffribile in modo che mi necessita di recarle disturbo con la presente. L’ Impresa ha finora sofferto un servizio irregolare fatto da una ciurma di persone d’ ogni ceto cioè barcaioli, calzolai, falegnami e altri mestieri non mai adatti a fare il barcaiolo di professione, comprensivamente con degli uomini in età molto avanzata di modo che il detto servizio non fu mai regolarmente eseguito. (…)

I barcaioli si prendono la libertà di inveire contro il capitano ed il segretario del battello suddetto con dei titoli impropri non solo, ma anche che intaccano l’ onore in mezzo ad un pubblico “

Il sindaco provò a rimediare istituendo un registro professionale che attestasse l’ adeguatezza dei barcaioli e rendendo più severe le selezioni di accesso all’ impiego. Tali provvedimenti, tuttavia, non sortirono gli effetti voluti e il Redaelli, con una lettera del 17 agosto 1829, non mancò di sottolinearlo accludendo al documento il racconto di un episodio a metà strada fra il comico e il grottesco.

Uno dei barcaioli per non essere pratico venne al battello con la punta di dietro della barca e infilò una finestra della sala dei primi posti, spezzò il vetro (…) e rovinò un poco la finestra “

A mettere fine all’ approssimazione del servizio intervenne qualche anno dopo il cavaliere Stefano De Candia, luogotenente generale delle regie armate, che istituì un regolamento di perentoria asprezza capace di trasformare l’ equipaggio irregolare dei barcaioli di Intra in una brigata di efficienti epigoni di Caronte.

E così il Verbano continuò il suo servizio fino al 1842, anno in cui il piroscafo, già prostrato da lunghi anni di navigazione, venne “congedato” definitivamente a causa di un drammatico incendio.

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